Come scelgo il trattamento più adatto per ritrovare uno sguardo fresco, aperto e naturale
Quando un paziente mi dice: «Dottoressa, vedo il mio sguardo stanco», la prima cosa che faccio non è scegliere un trattamento.
È capire perché quello sguardo appare stanco.
La zona perioculare è una delle prime aree del viso a mostrare i cambiamenti legati al tempo. La pelle diventa più sottile, perde progressivamente elasticità e possono comparire rughe sottili, lassità, borse o un eccesso cutaneo sulla palpebra superiore.
Non tutto ciò che appesantisce lo sguardo, però, ha la stessa origine e richiede la stessa soluzione. In alcuni casi il problema riguarda principalmente la qualità della pelle; in altri è presente un vero eccesso di cute o di tessuto adiposo. Talvolta possono contribuire anche la posizione del sopracciglio, una ptosi palpebrale o altri elementi anatomici.
È proprio da questa valutazione che nasce la scelta tra laser frazionato CO₂, blefaroplastica chirurgica o, quando indicato, una combinazione dei due trattamenti.
Quando consiglio il laser frazionato CO₂
Quando durante la visita osservo soprattutto rughe sottili, una texture poco uniforme e una lassità cutanea lieve o moderata, posso valutare un trattamento con laser frazionato CO₂.
In questo caso non elimino chirurgicamente la pelle in eccesso e non intervengo sulle borse adipose. Il trattamento agisce sulla qualità cutanea, stimolando il rimodellamento del collagene e favorendo un progressivo miglioramento della compattezza, della texture e dell’aspetto della pelle.
L’obiettivo è rendere la zona perioculare più levigata e lo sguardo più fresco, senza modificarne l’espressività.
Il laser può essere indicato quando il problema è prevalentemente cutaneo, ma non può sostituire la chirurgia in presenza di un eccesso importante di pelle o di borse evidenti.
Quando propongo la blefaroplastica chirurgica
Ci sono situazioni in cui il laser non può ottenere ciò che è possibile correggere con una blefaroplastica chirurgica.
Quando è presente un vero eccesso cutaneo sulla palpebra superiore oppure quando le borse adipose risultano particolarmente evidenti, può esserci un’indicazione chirurgica.
La blefaroplastica permette di rimuovere in modo preciso la cute in eccesso e, quando necessario, di intervenire sulle borse, rispettando sempre l’anatomia, le proporzioni e l’armonia complessiva del volto.
Durante la visita valuto con attenzione non soltanto la quantità di pelle presente, ma anche la posizione dei tessuti, la funzione della palpebra e le caratteristiche individuali dello sguardo.
La blefaroplastica non è sempre soltanto estetica
C’è un aspetto che spiego spesso ai miei pazienti: la blefaroplastica non ha necessariamente una finalità esclusivamente estetica.
Quando l’eccesso cutaneo della palpebra superiore diventa importante, può appesantire lo sguardo e, in alcuni casi, interferire con il campo visivo. In queste situazioni l’intervento può assumere anche una valenza funzionale.
Per questo è fondamentale eseguire una valutazione accurata e distinguere un semplice inestetismo da una condizione che può influire anche sulla funzione visiva.
Laser o chirurgia?
È probabilmente la domanda che mi viene posta più spesso.
La mia risposta è sempre la stessa: dipende dalle caratteristiche di quello specifico sguardo.
Se devo migliorare principalmente la qualità della pelle, posso lavorare con il laser. Se devo correggere un vero eccesso cutaneo o intervenire sulle borse adipose, valuto la chirurgia. In alcuni casi posso utilizzare entrambi, perché agiscono su aspetti differenti dello stesso problema.
Anche i tempi di recupero, le indicazioni e il tipo di risultato ottenibile sono diversi. Per questo non credo nella scelta del trattamento fatta prima della visita o basata esclusivamente su una fotografia.
Prima osservo la palpebra, la qualità della pelle, la presenza di borse, la posizione del sopracciglio e dei tessuti e, soprattutto, l’armonia complessiva del volto. Soltanto dopo stabilisco ciò che può essere realmente utile.
Il risultato che cerco nei miei pazienti
Quando tratto la zona perioculare, con la chirurgia, con il laser o attraverso una combinazione dei due, non voglio che chi guarda il paziente pensi: «Ha rifatto gli occhi».
Voglio che pensi: «Ha uno sguardo più fresco, più aperto e più riposato».
Per me un buon risultato non deve cambiare l’identità del volto né alterare l’espressione. Deve restituire allo sguardo quella leggerezza che il tempo aveva progressivamente modificato, mantenendo intatte le caratteristiche personali del paziente.
Non è la scelta tra laser e chirurgia, da sola, a fare la differenza. È comprendere quale trattamento sia realmente indicato per quello sguardo.
DOTTORESSA ELEONORA TATI

